
World Vision è un’organizzazione cristiana, non a scopo di lucro che si occupa di sostenere i paesi in via di sviluppo, attraverso donazioni e adozioni a distanza .
Il documentario si apre con un’introduzione, dove Lucy spiega cosa l’ha spinta a fare ciò che ha fatto. Sin da piccola Lucy ha imparato dai suoi genitori ad aiutare il prossimo. Vicino casa c’era una cassetta per fare donazioni ai bambini meno fortunati. 10 anni fa Lucy ha visto un volantino di World Vision e ha adottato un bambino a distanza. Il suo nome è Evan Banick, ora 15enne. Lucy è ansiosa di andarlo a trovare poiché non lo ha mai visto, ne lui conosce lei.
Dopo questa breve introduzione inizia il viaggio di Lucy. La vediamo all’aereo porto del Bangladesh dove un gruppo di bambini e volontari di World Vision l’accolgono con gioia. Un rappresentante di World Vision in India le farà da guida e da traduttore lungo il suo viaggio.
La sua prima tappa è una visita ad un istituto per bambini abbandonati, sostenuto da World Vision. Li Lucy vede cosa fanno i bambini durante il giorno e fa delle domande. Qui scopre che le bambine per strada sono più a rischio dei maschietti. Poiché mentre i ragazzi imparano a difendersi, le bambine sono più soggette ad abusi. Dopo le domande Lucy si mette a giocare un po’ con quei bambini, e stavolta son loro a farle delle domande. Quando una bambina le chiede cosa c’è di speciale in Nuova Zelanda, Lucy risponde scherzando “me”.
La
sua seconda tappa è la stazione del Bangladesh, qui Lucy vede
dei bambini che ci vivono poiché non hanno altri posti dove
stare. Lucy incontra anche una bambina che vive li in stazione, e
le fa qualche domanda. Qui scopre che i bambini molto spesso subiscono
abusi dagli adulti. Lucy poi chiede alla bimba come mai è andata
via di casa e la bambina risponde “Perché mia madre mi
picchiava”. A quel punto Lucy con tenerezza abbraccia la bambina,
facendole appoggiare la testa sulle sue gambe (solo a parlarne mi
vengono le lacrime).
Lucy poi va un po’ in giro con questa bambina tenendola per
mano e facendole un po’ di compagnia.
La
terza tappa di Lucy è una visita ad una famiglia poverissima:queste
persone non sono ancora state raggiunte dal progetto World Vision.
La famiglia è formata di 4 persone, madre, padre e due figli.
Uno di questi è una bambina di nome Bina. Il padre è
un bracciante, ma i soldi che porta a casa non sono abbastanza. Bina
ha 7 anni ed è costretta a lavorare per portare un po’
di soldi in più. La bambina mangia una piccolo pasto al giorno,
e ha una tosse terribile. Il fratellino di Bina, che ha 4 anni ha
un serio handicap mentale. La pelle del bambino e putrida e puzza,
evidentemente non viene mai lavato. Ma Lucy coraggiosamente lo prende
in braccio, mentre la sua guida le spiega la situazione di questa
famiglia. Lucy si rende conto che il bambino che tiene in braccio
e seriamente malato e chiede “Quanto tempo gli rimane”?
La risposta purtroppo non l’ho capita. Ma mentre la sua guida
parla, Lucy lascia andare il bambino. E dopo un po’ le spuntano
le lacrime sul viso. Per non farsi vedere piangere da Bina e da sua
madre, Lucy si alza e si allontana. La telecamera la segue, Lucy piange.
Il bambino che teneva in braccio prima pesava la metà di suo
figlio Judah, nonostante fosse di un anno più grande, lo stato
di quel bambino, di Bina e della sua famiglia l’ha scioccata.
Lucy smette di piangere e torna a sedersi. Li continua a fare delle
domande, e scopre che è proprio a causa della povertà
che il fratellino di Bina è ridotto in quel modo. Infatti quando
la mamma era rimasta incinta, non avendo soldi, non poteva andare
dal dottore per visitarsi, non faceva una dieta appropriata, e questo
ha creato l’handicap nel bambino prima che nascesse. Il fratellino
di Bina è nato così e la povertà ne è
la causa principale.
La guida di Lucy chiede a Bina di portarle qualcosa. La bambina va
e ritorna con un mazzo di fiori raccolti. Prende una margherita gialla
e la mette tra i capelli di Lucy che la ringrazia con affetto.
Lucy lascia quella famiglia con la tristezza nel cuore, e va a visitarne
un’altra, anche questa povera.
La Quarta tappa di Lucy è quella di visitare il luogo dove i bambini son costretti a lavorare sin da piccoli. Li i bambini devono portare dei mattoni sulla testa e più ne portano più vengono pagati. I mattoni li devono fare e poi una volat fatti li devono scaricare su un furgone. Un lavoro piuttosto pesante per i bambini di quell’età.Li Lucy scopre che i più fortunati studiano 2 ore al giorno e per il resto lavorano.
La
quinta ed ultima tappa di Lucy è la visita a Evan. Il ragazzo
adesso ha 15 anni, è in salute e grazie all’aiuto di
Lucy e di World Vision è riuscito a continuare gli studi, e
a guarire da una malattia che aveva da piccolo. Adesso pianifica di
andare all’università . Lucy sta un po’ con lui,
gli fa delle domande, e scopre che se non fosse stato per il suo prezioso
auto, lui non sarebbe li adesso, con una bella casa e una famiglia
accogliente, pieno di salute e desideroso di imparare.
Lucy gli chiede se sa qualcosa di lei, ma lui ovviamente non sa che
Lucy è diventata famosa per aver interpretato Xena. Lei gli
dice anche che ha girato degli episodi ambientati in India dove ha
anche interpretato la dea Kali.(ref: The Way- stagione 4). Scoprendo
che il suo sport preferito è il calcio, Lucy gioca un po’
con lui a pallone.
Poi una sorpresa per Evan, una bella bicicletta, naturalmente un regalo
di Lucy. Poiché il ragazzo non ha mai pedalato una bicicletta
in vita sua, Lucy sta un po’ con lui ad insegnarglielo, ma preferisce
che sia il padre a continuare.
Arriva il momento dei saluti, Lucy è triste ma felice allo
stesso tempo. Triste perché deve lasciarli, felice perché
ha salvato una vita. Lucy saluta la famiglia di Evan e poi lo abbraccia.
A questo punto Lucy dice che farà da sponsor ad un’altra
bambina, che ha 5 anni e si cha Fatima. La va a trovare e la prende
anche in braccio.
Ho cominciato a sostenere Banick a distanza da quando è nata mia figlia ma le donazioni a distanza sono sempre andate avanti nella mia famiglia per tanto tempo. Quando ero bambina c’era una cassettina rossa e blu nella cucina che diceva: “Due centesimi per salvare delle vite”. La portavamo a scuola quando era piena di monetine da due centesimi. I miei genitori hanno ancora quella cassetta.
Sono stata molto privilegiata ad essere stata cresciuta in Nuova Zelanda con dei genitori buoni ed affettuosi. Eravamo una famiglia benestante di classe media ma molto più privilegiata rispetto al resto del mondo. Così sono voluta uscire fuori dal mio ambiente per aiutare qualcun altro. Non sapevo molto del Bangladesh quando ci sono andata, tranne che non volevo tornare a casa con la pancia piena di vermi!!!! So che viene colpito da terribili alluvioni e che politicamente è molto instabile.
Quando fai delle donazioni ad un’associazione di beneficenza, è molto raro che ti venga detto cosa succede ai tuoi soldi e dove vanno a finire. Di solito paghi e prendi le tue chance così è stato un vero privilegio per me andare a trovare Banik.
Ho sostenuto Banik da quando era un bambino molto piccolo e adesso è cresciuto diventando un giovane uomo. E’ un grande scolaro ed è molto bravo in matematica. Spera di poter andare all’Università per studiare Economia. Qualche anno fa lui ha avuto un problema di salute, che era una delle malattie più terribili che si possano pensare. Non ricordo il nome, ma è una di quelle malattie terribili che mangiano la carne. Lo staff di World Vision lo ha portato in India per curarlo. Quando ti ammali li,devi stare attento. La gente muore anche per piccole malattie.
Quando
ho incontrato Banik e la su famiglia in Kaliganj, l’area poverissima
in cui vivono, mi hanno accolto come se fossi un angelo. Per loro,
il mio piccolo contributo era una cosa grande.Loro hanno provato una
grande sensazione di amore e gratitudine, e questo mi ha molto lusingata.
Se non fosse stato per il mio supporto, per quello che i genitori
mi hanno detto, Banik sarebbe morto. Anche se non si fosse ammalato,
probabilmente sarebbe rimasto analfabeta, lavorando a chi sa quale
lavoro manuale che avrebbe ottenuto. Il fatto che adesso può
andare all’Università è fantastico.
Ero
entusiasta di vedere come la sua famiglia è riuscita a mantenere
il controllo della situazione.
Questo è parte di ciò che fa World Vision- spalanca
gli orizzonti alla gente e da loro una possibilità di sognare.
Quando una famiglia è concentrata solo ed esclusivamente a
guadagnare qualche centesimo per comprare del cibo, i loro bisogni
sono così grandi che non possono sognarsi neanche di pensare
ad un’educazione. Dimenticati dell’Università quando
stai cercando di guadagnarti una ciotola di riso per sfamare i tuoi
figli.
Ho
anche incontrato una bambina di nome Bina, anche lei dal Kaliganj,
che non faceva parte del programma World Vision. Ho visto cosa significa
per i bambini non avere assistenza a distanza.
Non l’ho presa molto bene- in effetti non sono riuscita ad andare
avanti (qui parla del fatto che ha pianto, n.d.t.). Sua madre ha tre
figli, e tutti e tre molto ammalati. La realtà è, che
la gente ha molti bambini li perché la metà di loro
muoiono o vengono abbandonati.
Ma c’è grande speranza per Bina- lei è una bambina bella e intelligente- così se possiamo mantenerla in vita e farla andare a scuola, allora forse qualcuno vorrà sostenerla a distanza e cambiare anche la sua vita.E’ da matti quando pensi che 10 Dollari alla settimana faranno una grande differenza- ed è così facile per un Neozelandese potersi permettere una tale somma.
Ho
visto bambini di cinque anni che badano ai loro fratellini più
piccoli, e tutti loro vivono per strada. Quei bambini erano completamente
nudi, e non avevano neanche una scatola per coprirsi.
Ho visto quei bambini e ho pensato “La mia famiglia ha tutto
in modo facile”
Dopo aver incontrato Banik, ho telefonato a mia figlia e lo ho fatto una ramanzina riguardo all’aiutare i suoi fratellini al mattino. Stavo quasi per minacciarla di punirla e non farla uscire il Venerdi sera, se non l’avesse fatto , anche se ero in Bangladesh !
Mi
sono ripromessa che una volta tornata a casa avrei eliminato un po’
di cose inutili dalla nostra vita in famiglia. Adesso sto attenta
che tutti noi contribuiamo al benestare della nostra famiglia.
Banik adesso è un giovane ometto ed è pronto a cavarsela
da solo così sto trasferendo la mia adozione a distanza ad
una bambina di nome Fatema.
Per molta gente in Bangladesh, la vita è basata solo sulla semplice sopravvivenza ed è orribile vedere tutto ciò. Quando la gente non mangia e non è in salute, farebbe cose senza senso come vendere anche i propri bambini- nel vero senso della parola. La gente è così occupata a sopravvivere che non ha spazio per l’amore.Per terribili e strazianti possano essere queste cose da vedere, io credo che questa esperienza mi abbia reso un essere umano migliore.
Lucy Lawless